Ernani – Metropolitan Opera – March 2008

“…è morto d’una morte molto commovente – e molto musicale.”
– Jay Nordliner, The New York Sun – 19 marzo 2008

“Marcello Giordani faceva una gran bella figura nel ruolo del protagonista, ed ha cantato con suono scintillante… Ha anche dato prova di delicatezza cantando dolcemente a due riprese.”
– Martin Bernheimer, Financial Times – 19 marzo 2008

Marcello Giordani [nel ruolo del protagonista], ha esibito il suo abituale suono eminentemente italiano…. la sua travolgente e squillante esecuzione della cabaletta del secondo atto ha mandato in visibilio il pubblico.
– Dominic McHugh, MusicalCriticism.com – aprile 2008

Manon Lescaut – Metropolitan Opera – February 2008

“Avevamo [in Marcello Giordani] un autentico tenore italiano che ha cantato con squillo ed ardore travolgente.”
– Anthony Tommasini, The New York Times – 31 gennaio 2008

“Marcello Giordani [è stato] un Des Grieux dell’età d’oro, attraente e di modi avvincenti, soave nei momenti d’introspezione, splendido negli scoppi di passione.”
– Martin Bernheimer, Financial Times – 31gennaio 2008

“E adesso veniamo alla vera ragione per cui questa Manon Lescaut è stata un trionfo. In due parole: Marcello Giordani, che nel ruolo di Des Grieux ha una voce che richiama memorie dei più grandi tenori della cosidetta “Età d’Oro”. La sua voce ha l’opulenza, l’intonazione, e soprattutto l’ampiezza d’un Tucker, d’un Björling, quasi d’un Pavarotti…. Sarebbe inutile scegliere la parti che ha fatto sue. Ogni sua nota risuonava per tutta la sala del Metropolitan, ha conquistato ogni duetto d’amore, ed ogni atto è stato un trionfo per questo incredibile tenore. Grazie a questa voce soltanto, Manon Lescaut è, con tutti i suoi difetti, la più grande Grand’Opera. Qualunque siano i difetti di questa produzione, Giordani era il tenore di un’altra epoca, e noi eravamo esultanti ed onorati da una tale voce.”
– Harry Rolnick, ConcertoNet.com – 30 gennaio 2008

“L’avvincente Des Grieux di Marcello Giordani non manca di squillante italianità, confermando ancora una volta quanto questo tenore sia diventato indispensabile al Metropolitan in questo repertorio.”
– Peter Davis, MusicalAmerica.com – 31 gennaio 2008

“Giordani ha tutti gli ingredienti per assumere il ruolo del tenore “stella” del Metropolitan: un’estensione notevole, una voce vigorosa, una presenza scenica attraente.”
– Anne Midgette, The Washington Post – 31 gennaio 2008

“Giordani ha la capacità, rara fra i tenori d’oggigiorno, di tenere la linea melodica di Puccini fino ad un do di petto squillante.”
– Mike Silverman, The Associated Press, 31 gennaio 2008

"… l’attraente, decisamente tradizionale allestimento del Met… sembrava un ambiente più naturale per Marcello Giordani che qui offriva la sua prima esecuzione locale del Des Grieux di Puccini. Lo Chevalier di Giordani, vibrante di calzante ardore e di gusto italiano, riflettevano l’integrità e la cura con cui questa ripresa è stata preparata e presentata…"
– F. Paul Driscoll, Opera News – April 2008

Lucia di Lammermoor – Metropolitan Opera – November 2007

“Marcello Giordani, un Edgardo più spinto e con una vocalità più timbrata della norma, è stato mirabilmente ardente nell’Atto I, quanto mai appassionato nell’Atto II, ed assolutamente magnetico nella scena del cimitero dell’Atto III.”
– F. Paul Driscoll, Opera News – dicembre 2007

La Damnation de Faust – Tanglewood – August 2007

Marcello Giordani, nel ruolo di Faust, ha sostenuto frasi separate, collegando fra di loro, per lunghi tratti, concetti musicali che molti tenori lasciano disgiunti…. Questo genere di fluidità musicale ha imposto la sua presenza lungo tutta la serata. All’inizio di “Ange Adoré”, il suo duetto d’amore con Marguerite, ha cantato senza alcuna rottura nel registro vocale, per poi elevare la voce nella frase seguente fino an un “do diesis” acuto (al di sopra del “la” acuto), senza cadere nel falsetto.
– Jeffrey Johnson, Hartfort Courant – 20 agosto 2007

Andrea Chénier – Teatro Massimo Bellini – Catania – April 2007

Marcello Giordani che sostiene il ruolo eponimo ha una forza canora robusta: giunge ai vertici della gamma sonora con facilità, dà colore possente anche alle note più elevate. E nel contempo disegna con finissimo pennello le sfumature sentimentali del Poeta innamorato della bellezza antica e ingannato dagli sguatteri dell’ideale. Bellissimo il suo canto raccolto, di un lirismo interiore non inferiore ai vertici acclamati degli acuti che nei duetti giungono a vertici emozionanti.
– Sergio Sciacca, La Sicilia – aprile 2007

Marcello Giordani vestiva i panni eroici di Andrea Chénier, cui offriva nobile portamento e smagliante timbro vocale, specie quando svettava verso lo squillo di stentorei acuti: la sua compagna sulla scena, la Maddalena di Martina Serafin, costituiva un ideale contraltare, dalla voce ricca e sicura. Nel duetto del secondo atto, “Eravate possente”, e nel finale “Vicino a te s’acqueta”, i due artisti hanno dato vita ad una vera e propria “sfida di voci” conclusasi, senza vincitori nè vinti, tra sonori applausi.
– Aldo Mattina, Il Giornale di Sicilia – aprile 2007

Andrea Chénier – Opernhaus Zürich – March 2007

"…Marcello Giordani era elettrizzante nel faticoso ruolo del protagonista, cantando con una passione, una baldanza e un registro alto trionfante e squillante che non gli è mai venuto meno – uno Chenier ideale, pieno di sincerità ed impegno."
Opera Now, marzo-aprile 2007

Simon Boccanegra – Metropolitan Opera – February 2007

Marcello Giordani ha trionfato nella parte ingrata di Gabriele Adorno, la sua voce tenorile ugualmente eloquente nei momenti sia di sfida provocatoria che d’introspezione.

– Martin Bernheimer, The Financial Times – 20 febbraio 2007

Giordani, un tenore molto ricercato oggigiorno era GabrieleAdorno, l’amante di Amelia. I suoi acuti stentorei inviluppavano il pubblico. La voce in tutta la sua estensione risuonava con una vulnerabile emotività allorquando Adorno freme di gelosia per l’amore tra Amelia e suo padre, per poi allearsi a loro nella lotta contro i nemici politici.
The Associated Press – 20 febbraio 2007

Giordani, con la sua luminosa voce tenorile che scintilla come sciabole colpite dal sole, non ha avuto bisogno di scaldare la voce…
– Clive Barnes, New York Post – 26 febbraio 2007

Il tenore sembra quasi un ripensamento in quest’opera… ma Marcello Giordani ha cantato come se il suo fosse un ruolo di primo piano. Il suono, a volte fin troppo brillante, si è attenuato nei momenti più intimi, e ha calcato la scena con disinvoltura.
– Robert Levine, Classics Today – 27 febbraio 2007

…Marcello Giordani, nel ruolo di Gabriele, …ha dato una dimostrazione d’intrepido canto verdiano, con stupefacenti note alte facili sia a piena voce che a mezzo piano.
Opera News – maggio 2007

Carmen – Teatro dell’Opera di Roma – December 2006

Marcello Giordani è innanzitutto una voce bella, vigorosa e duttile ma è anche un vero interprete, che esprime tutta la passione letale e la degradazione di José: i duetti con Carmen sono da brivido.
– Mauro Mariani, Il Giornale della Musica – dicembre 2006

Madama Butterfly – Metropolitan Opera – September 2006

Non abbiamo riserve per quanto riguarda il canto del tenore Marcello Giordani, un ardente Pinkerton dalla voce squillante…
– Mike Silverman, Associated Press – 26 settembre 2006

[Marcello Giordani] ha cantato con vigorosa e appassionata italianità, con toni caldi e ricchi, e acuti squillanti. E non l’ho mai visto recitare con più inpegno e ricchezza di sfumature.
– Anthony Tommasini, The New York Times – 26 settembre 2006

Marcello Giordani… è un casting di lusso nel ruolo di Pinkerton; è un piacere raro sentire un tenore italiano dalla voce ardente e di così alta qualità cantare nella propria lingua con una tale autorità e raffinatezza musicale.
– Peter G. Davis, New York Magazine, 9 ottobre 2006

Marcello Giordani, il quale è avanzato metodicamente all’avanguardia dell’esigua fila di tenori italiani, ha impersonato abilmente il ruolo di Pinkerton, con voce leggermente forzata ma penetrante, ritracciando la linea melodica della prosa musicale di Puccini con innata eleganza. Come attore, si è mostrato particolarmente efficace nel suo dialogo con lo Sharpless di Dwayne Croft, rendendo appieno la superficialità dell’Americano Tranquillo…
– Alex Ross, New Yorker – 2 ottobre 2006